Fedez si racconta a Montemagno: “J-Ax e Rovazzi? Non rinnego nulla”

di Wendy Migliaccio

Fedez a 360 gradi: il rapper si è raccontato in una lunga intervista al celebre imprenditore digitale Marco Montemagno. Tanti i temi toccati: la musica, i suoi progetti legati al marketing e al management discografico, X Factor, i social, Chiara e la separazione da J-Ax e Fabio Rovazzi. Ecco alcuni dei passaggi più interessanti dell’intervista.

Come fa un cantante a reggere un tour? Non si affatica la voce?

Io che parto da una base molto amatoriale, quando questo lavoro ha iniziato a diventare la mia professione ho fatto, anche se non si direbbe, un corso di canto per cinque anni. La voce te la dà la natura ma lo studio ti può dare la tecnica.

Mi interessa molto come gestisci la tua comunicazione social. Ad esempio usi molto le Instagram Stories…

Io faccio fatica a spiegare alle aziende come le Instagram Stories convertano molto più di un post. Oggi il posto più interessante per comunicare è Instagram. Facebook in Italia è diventata la pancia più bassa del Paese quindi è difficile non incappare in sterili polemiche. Al di là della musica il mio lavoro oggi è su Instagram.

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Fedez e Chiara Ferragni al Festival di Cannes del 2018

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Come fai a sfornare tutti così tanti contenuti?

Non ho un team che mi aiuta a realizzare o a pubblicare i contenuti. Nel caso mio e di Chiara i nostri “personaggi” coincidono esattamente con ciò che siamo. Se siamo a pranzo ci viene naturale farci una foto. Per noi questo non è lavoro, il lavoro è altro. La quotidianità che raccontiamo è realmente la nostra quotidianità.

Hai uno spirito imprenditoriale: cosa farai nei prossimi dieci anni?

Io faccio tante cose, che non si sanno, al di fuori della musica. Io ho fatto da consulente a Soundreef, quando volevano togliere il monopolio dei diritti d’autore alla SIAE. Io sono stato il primo artista a firmare la fuoriuscita dalla SIAE, la quale ha speso mezzo milione di euro per intercettare me e l’amministratore delegato di Soundreef. Quella è stata una vera guerra. Noi volevamo aprire il mercato perché la concorrenza porta benefici al fruitore finale. Alla fine siamo riusciti a far cadere un monopolio. In questo momento Soundreef è un diretto competitor di SIAE.

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Ma tu hai studiato marketing?

No io ho la terza media. Ho letto e mi sono informato tanto. Ho arricchito il mio bagaglio culturale in modo personale, senza formazione. Sono partito da zero: volevo studiare i contratti, capire cosa ci fosse dietro il lavoro del manager discografico. Poi ho aperto un’etichetta con J-Ax: il primo progetto sul quale abbiamo investito e su cui nessuno avrebbe scommesso un euro è stato Fabio Rovazzi. Non abbiamo solo lanciato un talent, ma abbiamo dovuto anche capire come gestire e capitalizzare un’immagine e come far durare un personaggio che poteva essere una meteora. Lo abbiamo portato avanti per 3 o 4 singoli.

Ti vedo bene a gestire altri artisti…

Lo faccio già ma è una cosa molto difficile. Di me nel settore discografico si dicono tante cose, che sono stro**o, cinico, guerrafondaio… però una cosa che non sentirai mai dire di me è che sono una persona disonesta, che ruba. Sono molto trasparente. A volte però dai un dito e ti prendono tutto. Però non rinnego nulla di quello che ho fatto con Fabio Rovazzi e con J-Ax. Abbiamo fatto delle grandi cose, indipendentemente dal lato musicale. In termini discografici abbiamo fatto delle belle cose.

Tu ti puoi definire un media, praticamente.

Guarda in quel periodo tutti dipingevano me e Ax come una lobby discografica che aveva creato questo “mostro”, Rovazzi, come se fossimo una catena di montaggio. Non era così. Fabio ha fatto la canzone per conto suo, noi gli abbiamo messo a disposizione i mezzi per amplificarla. Poi inizialmente Fabio veniva in vacanza con me, era un mio amico, facevamo video insieme. La spontaneità con cui è nata questa cosa secondo me si è percepita. Le separazioni nascono proprio perché io non riesco a vivere queste cose in maniera artefatta. Io faccio l’errore grande di mischiare l’affettività al lavoro.

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Chiara Ferragni, Fabio Rovazzi e Fedez

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Da qui ai prossimi anni? Sei un pianificatore?

Lo ero. Poi la nascita di un figlio ti fa capire che il lavoro ad un certo punto ti fagocita. Quindi ho smesso di pianificare. So che farò tante cose ma mi prenderò anche il mio tempo, fortunatamente perché posso permettermelo. Per la mia salute e per il bene della mia musica. Farò ancora tante cose, da solo e insieme a Chiara. Ho smesso di pianificare, altrimenti non riuscirei a godermi la vita. Per questo motivo ho eliminato la televisione: è stata un’esperienza formativa molto bella ma ad un certo punto mi ha dato tutto.

Quanto conta la tv per vendere musica?

Zero. Quando sono andato a fare il giudice di X Factor prima di me c’erano stati cantanti che in qualche modo avevano concluso la loro carriera. Nessuno era mai riuscito  a sfruttare la tv per massificare la propria audience. X Factor mi ha permesso di farmi conoscere e far vedere che nonostante l’apparenza c’erano delle idee, c’era della sostanza.

Ecco il video dell’intervista!