Niccolò Bettarini, il suo aggressore è già fuori dal carcere

di Wendy Migliaccio

Davide Caddeo, il 30enne che lo scorso primo luglio accoltellò il figlio di Simona Ventura e Stefano Bettarini, Niccolò, davanti alla discoteca Old Fashion, è già fuori dal carcere. Caddeo è stato condannato a 9 anni e passerà ora agli arresti domiciliari, come deciso dal Gip Guido Salvini, su istanza degli avvocati Robert Ranieli e Antonella Bisogno. Il Gip ha ricordato la “difficile vita” di Caddeo, tossicodipendente dall’adolescenza, mettendo in luce la “funzione rieducativa” della pena, anche se non definitiva. Caddeo avrà quindi l’obbligo di lavorare in una comunità e di frequentare un centro di cura per tossicodipendenti.

Niccolò Bettarini all’uscita dall’ospedale Niguarda di Milano dopo aver subito un’operazione alla mano, colpita da una coltellata

Da quando è detenuto, il 30enne ha seguito un iniziale percorso presso il Sert (Servizio Tossicodipendenze) delle carceri di San Vittore e Opera, mentre il Centro accoglienza per le dipendenze e il disagio sociale il 15 febbraio scorso ha stilato per lui un programma terapeutico con colloqui medici, psicologici e socioeducativi e costanti controlli tossicologici, e un percorso di giustizia riparativa che si concretizzerebbe in un contatto con lo stesso Bettarini” ha spiegato il Gip. Per questo motivo a Caddeo, che ha due figli piccoli, sono stati concessi i domiciliari a casa della fidanzata.

Stefano Bettarini e Nicoletta Larini all’ospedale Niguarda dove era ricoverato Niccolò, il giorno dopo l’aggressione

Niccolò Bettarini, gli altri aggressori

Lo scorso 28 febbraio aveva ottenuto gli arresti domiciliari anche Albano Jakej, un altro degli aggressori che davanti alla discoteca milanese aveva colpito con calci e pugni Niccolò Bettarini. Alessandro Ferzoco, un altro degli imputati, era stato condannato a 5 anni e 6 mesi (a sua volta ai domiciliari); Andi Arapi, l’unico imputato senza precedenti penali, subito dopo il verdetto aveva ottenuto i domiciliari, per poi tornare in prigione per aver tentato di fuggire in Albania.